mercoledì 15 novembre 2017

Questo nostro mondominio (La vertigine del caso) sulla Mappa Letteraria di Milano

Questo nostro mondominio (e l’ambrogino di pezza) figurano sulla Mappa Letteraria di Milano, una bella iniziativa dellassociazione Quarto Paesaggio tesa a raccontare Milano attraverso i libri, associando le pagine ai luoghi in cui sono ambientate.

venerdì 3 novembre 2017

La vertigine del caso alla Libreria Covo della Ladra

Gli amanti dei libri cartacei e delle librerie possono trovare La vertigine del caso alla Libreria Covo della Ladra, aperta da pochissimi giorni nella zona di via Padova a Milano, più precisamente in via Scutari.


mercoledì 1 novembre 2017

Intervista a proposito de La vertigine del caso su I Bookanieri

Dopo le recensioni ai tre tasselli che per ora compongono La vertigine del caso, I Bookanieri mi hanno fatto alcune domande sulle cabine spalma-crema, sul personaggio di Mic, sulla lingua che utilizzo, sulla mia esperienza come editore con Il principe costante, su cosa c'è dietro la scelta di dividere questo progetto in movimenti. Qui di seguito trovate le mie risposte e il link al blog.

Oggi si conclude il percorso che abbiamo intrapreso alcune settimane fa in compagnia di Vanessa Chizzini. I suoi tre libri (L’eleganza matta, Vertigini e stravedimenti e Questo nostro mondominio), che abbiamo letto e apprezzato, fanno parte di un progetto (La vertigine del caso) che ha qualcosa di speciale. Abbiamo quindi provato a conoscere meglio questa autrice e il suo lavoro attraverso un’intervista.

 


L’invenzione della cabina spalma-crema, che anima il primo movimento de La vertigine del caso, è davvero originale ed unica. Da dove è nata questa idea? È legata a qualche evento in particolare?
L’idea è nata nella realtà in modo molto simile a quanto racconto ne L’eleganza matta. È venuta quasi da sé un luglio di qualche anno fa, come reazione alla poca voglia di mettersi la crema solare, che pure ormai è un gesto di prevenzione sempre più indispensabile. Non sarebbe incredibilmente più comodo, e anche più divertente e appagante, avere un dispositivo simile a un autolavaggio che ce la spalma addosso tramite due belle spazzole morbide che ci avvolgono regalandoci un abbraccio e un massaggio? Ecco, da un simile pensiero scherzoso ha cominciato a delinearsi la cabina spalma-crema,trovando la sua naturale collocazione all’interno di un racconto, perché cosa di meglio ci poteva essere per un’idea del genere se non prendere forma in una dimensione letteraria, che la trasformasse in un’esperienza mentale, quasi metafisica? Però fin dall’inizio è stata anche una cosa estremamente concreta, un oggetto immaginario ma “fisico”, e perciò l’ho messa a punto stabilendo tutti i dettagli: la grandezza, il funzionamento, i materiali, come se fosse la descrizione di qualcosa che avevo effettivamente visto in uno stabilimento balneare.


La cabina spalma-crema è diventata un brevetto. Questo ha permesso di rendere reale la sua storia e di toccare con mano ciò che la compone. Come è arrivata ad ottenerlo e pensa che la cabina sarà mai disponibile sul mercato?
Il brevetto è stato un po’ una sfida, una scommessa, che ho affrontato dietro sollecitazione di alcune persone che avevano letto L’eleganza matta ed erano rimaste entusiaste delle cabine spalma-crema. Perché non pensare di portarle dalla fantasia alla realtà? Io ho trovato stimolante questa prospettiva “rovesciata”, vale a dire non il fatto che ci fosse qualcosa che dalla realtà diventava un elemento di finzione, ma il contrario, che un’invenzione letteraria avesse le potenzialità di trasferirsi nella realtà. In un certo senso succede continuamente con i personaggi e le ambientazioni di cui ci innamoriamo, ce li portiamo dietro, dialoghiamo con loro, rivediamo un determinato paesaggio. Diciamo che questa volta, naturalmente dopo aver effettuato una serie di studi e aver prodotto delle descrizioni più tecnicamente approfondite (insieme a Valeria Ravera, che è mia complice in tutta quest’avventura e segue il mio lavoro letterario da editor), un analogo passaggio dalla finzione alla realtà l’ha fatto anche il ministero dello Sviluppo economico decretando che la cabina spalma-crema è un’invenzione industriale, il che è indubbiamente singolare!
Io poi trovo in generale interessante quando un testo ha la possibilità di germinare altre cose, e in questo caso non c’è solo il brevetto. C’è la canzone Stravedimento (contenuta in Vertigini e stravedimenti, che poi Alessandro Arbuzzi ha musicato e cantato: https://www.youtube.com/watch?v=BMhR_0Erdn4), c’è l’illustrazione di Guendalina Ravazzoni ispirata alle cabine spalma-crema che ne restituisce tutta la suggestione. Un’opera per me deve essere, oltre che qualcosa di finito, anche un punto di partenza… Ma da qui a pensare o sperare che le cabine spalma-crema possano davvero essere realizzate ce ne vuole: un po’ perché è un altro lavoro e tutt’altro ambiente da quelli miei abituali, un po’ perché probabilmente bisognerebbe dedicarci molto tempo e invece ce n’è sempre poco, e un po’ perché non esiste nessuno che realizzi qualcosa di simile (a livello di struttura e meccanismi) a cui proporlo. Però che quella che è nata come un’invenzione letteraria finisca per ottenere un brevetto per invenzione industriale, e venga dunque “legittimata” anche da questo punto di vista,è comunque divertente, degno di nota, stimolante.

Parliamo di Mic, così diversa e problematica. Da dove nasce l’esigenza di dare vita a un tale personaggio? E perché?
La risposta che mi viene spontanea è: da dove venga Mic non lo so.
Dico questo perché non è frutto di un calcolo, di un ragionamento, di un piano deciso a tavolino. Il personaggio è nato da sé, insieme alle cabine, insieme a Sam. Sicuramente Mic mi assomiglia (ma io spero di essere un po’ meno “problematica”) e forse quello che mi interessava era trasferire al personaggio un’attitudine all’osservazione, uno sguardo sul mondo che rimanesse un po’ defilato, scettico, costantemente interrogativo. In fondo una delle cose che fa più spesso Mic è porsi domande, ma è quello che facciamo tutti, più o meno inconsciamente e approfonditamente, in ogni momento della nostra vita (“Cosa sta succedendo?”, “Cosa accadrà?”, “Cosa devo fare?”, “Mi posso fidare?”), anche se forse tendiamo a soffocare e minimizzare tutte queste domande esponendoci a mille stimoli e alle tante attività che riempiono le nostre vite. Ecco, Mic le riporta alla luce.
Posso però svelarvi una cosa? Voi parlate di Mic al femminile, ma nei miei testi non viene mai specificato il genere di Mic e Sam, né la loro età o professione. La maggior parte dei lettori attribuisce d’istinto un genere al personaggio, e va benissimo. La letteratura funziona così: chi scrive racconta una serie di cose, chi legge interpreta quel che viene detto e immagina il resto. Non per niente si parla del ruolo fondamentale ricoperto dal lettore, che in un certo senso è sempre un po’ autore insieme allo scrittore, perché interpreta e colma le lacune.
Qualcuno leggendo La vertigine del caso si rende conto che alcune cose di Mic e Sam non sono specificate (non c’è nemmeno una loro descrizione fisica, ad esempio). La maggior parte dei lettori si immerge in quel che legge, com’è auspicabile che sia, e riempie i non detti: così per qualcuno Mic e Sam sono due ragazze, per altri due ragazzi, ma c’è anche chi ha visto Mic come una ragazza e Sam come un ragazzo, o viceversa. (Naturalmente uso il termine “ragazzo” in senso ampio per intendere una persona che può avere venti come settant’anni.) È interessante, credo che la cosa meriterebbe una riflessione a parte…

All’interno dei romanzi, vi sono diverse chicche linguistiche, come “stravedimenti” o “mondominio”. Ci spieghi la scelta di queste curiose parole e soprattutto perché.
Le parole sono uno dei mezzi attraverso cui conosciamo e interagiamo con il mondo e mi sembra importante che alcune di tanto in tanto ci costringano un po’ a ripensare il nostro orizzonte. Anche una volta diventati adulti, quando abbiamo la presunzione di sapere già tutto quello che ci serve.
Per questo mi piace quando le parole ci impongono un piccolo stop. I neologismi, in questo senso, possono funzionare bene. In realtà, quelle che voi citate non sono miei neologismi, bensì due termini preesistenti: “stravedimento” è una parola di area veneziana e indica un fenomeno ottico che in determinate giornate particolarmente terse fa sembrare incredibilmente vicine montagne che nella realtà sono lontane (nella canzone contenuta in Vertigini e stravedimenti dico “Lo stravedimento è un passo dell’andare / quando vediamo le montagne dentro il mare”), mentre il “mondominio” viene intenso come un palazzo (un condominio) in cui convivono persone provenienti un po’ da tutto il mondo, anche se io uso la parola dandole il significato di condomini che contengono, più che appartamenti, dei luoghi in cui le persone creano interi mondi.
In un testo teatrale che avevo precedentemente scritto, Le nuvole nel piatto, c’era invece un neologismo, “nuvoloseggiare”, che in qualche modo c’entra con questo discorso. Le nuvole nel piatto era giocato sulla contrapposizione tra un personaggio con un atteggiamento esistenziale più concreto (Caterina) e quelle che lei chiama “le nuvolose” (sua figlia e sua sorella), che sono quel genere di persone con la testa tra le nuvole, sempre a immaginare di buttare tutto all’aria, sempre a sognare di fare una qualche rivoluzione. Nel corso della pièce Caterina nota con un certo disappunto che le due nuvolose sono meno combattive e anticonformiste del consueto, e con una di loro c’è questo dialogo:
«Non dirmi che hai alzato bandiera bianca…»
«Cerco solo di essere realista.»
«Davvero? Sarà perché non nuvoloseggi più.»
«Nuvoloseggi… Voce del verbo nuvoloseggiare?»
«Proprio così, voce del verbo nuvoloseggiare.»
«Che significa?»
«Alzarsi da terra, liberare il pensiero, immaginare cose nuove e scendere giù a pioggia.»
Ecco, giocare con le parole corrisponde un po’ a nuvoloseggiare, e farlo può aiutarci a scorgere una nuova possibilità o a farci nascere un dubbio, che (ormai si sarà capito) io e Mic reputiamo una grande risorsa.

Come ha vissuto l’esperienza di dover gestire da sé una piccola casa editrice come la Principe Costante Edizioni? E come è riuscita a coniugare quest’impegno con il lavoro che svolge per altri editori?
Uno degli aspetti più affascinanti ed entusiasmanti di una minuscola realtà com’era Il principe costante è che ci si occupa in prima persona di tutto ciò a cui ci si deve dedicare in una casa editrice: dall’ideazione di libri e collane al rapporto con gli autori, dalla progettazione grafica all’impaginazione e alla redazione, dalla gestione del magazzino alla distribuzione. Si impara, insomma, a fare un po’ di tutto. Questo significa che era un impegno totalizzante, che si mangiava tutto il tempo libero lasciato dalle collaborazioni editoriali che sono il mio lavoro principale, ed è anche la ragione per cui, a un certo punto, l’avventura si è conclusa. Però, certo, quella del Principe costante è stata un’esperienza cruciale per me che non solo continuo a lavorare nell’editoria ma che per il mio progetto ho scelto la strada del selfpublishing, perché mi ha consentito di maturare un approccio a 360 gradi all’oggetto libro e ad acquisire tutta una serie di competenze e di consapevolezze. Ecco perché mi fa inevitabilmente un po’ sorridere chi liquida a priori il selfpublishing tacciandolo di dilettantismo… Come sempre nella vita, ogni caso fa storia a sé.


Ogni suo romanzo si divide in lato A e in lato B. Come mai questa scelta? Vi è un particolare significato che coinvolge l’idea del movimento?
Io dico che il mio è un “progetto letterario in movimento”, sia perché è in divenire, sia perché il movimento è la sua unità di misura. Avrei potuto dividerlo semplicemente in libri o volumi, ma il movimento è un po’ come se fosse il filo rosso, l’atmosfera, il mood che risuona nell’aria: tematicamente e stilisticamente lato A e lato B si assomigliano, si completano, girano intorno alle stesse questioni, magari da punti di vista differenti, in modo più leggero o più profondo…
Dopodiché mi pongo sempre l’obiettivo che ogni singolo segmento sia in sé concluso, cosicché possa venire letto anche separatamente (e quindi solo L’eleganza matta, o solo Vertigini e stravedimenti, o solo Questo nostro mondominio) o in ordine diverso, senza aver bisogno di affrontare necessariamente l’intero progetto. Però è ovvio che il lavoro procede anche per rimandi interni e stratificazioni di senso, e quindi una lettura completa offre una gamma di significati più ampia. L’obiettivo è creare un universo narrativo, nella speranza che poi chi si vi imbatte senta il desiderio di tornare a immergersi in quel mondo e incontrare di nuovo i vari personaggi che lo abitano.

Ringraziamo Vanessa Chizzini per la grandissima disponibilità e per averci coinvolto in questo progetto.
Ilaria Amoruso
Irene Cambriglia
Giovanna Nappi

martedì 26 settembre 2017

Questo nostro mondominio (La vertigine del caso) sul blog di Irma Loredana Galgano

«Vite intere passate, raccontate, abbozzate nei ricordi o nei rimpianti… discorsi che evocano luoghi lontani, tempi andati, amori sfuggiti, affetti perduti. Il tutto condensato in quell’angusto spazio che alla fine del libro ha mostrato la bellezza accennata da Mic all’inizio del testo in un vortice di sensazioni ed emozioni, narrate attraverso le storie dei protagonisti, che permettono anche al lettore di vedere oltre i muri scrostati, le macchie di ruggine o di umidità, le panchine malandate, le bici ammassate, le dimensioni ridotte.» Irma Loredana Galgano ha letto Questo nostro mondominio e lo racconta così.


Il mondo in un condominio: “Questo nostro mondominio” di Vanessa Chizzini


Primo atto del secondo movimento del progetto editoriale di Vanessa Chizzini, Questo nostro mondominio si propone al lettore come una piece teatrale messa in scesa nell’angusto ma infinito spazio del cortile interno di uno stabile dall’intonaco scrostato, uno di quelli tanto cari a Mic che li identifica come «la Milano che più mi piace».
Ritornano in Questo nostro mondominio Mic, Sam e la signora Adriana già incontrati in L’eleganza matta e Vertigini e stravedimenti, ovvero nel lato A e nel lato B del primo movimento de La vertigine del caso. È trascorso un anno dal viaggio in treno che li ha portati a Venezia e ora si ritrovano tutti nel cortile del palazzo dall’intonaco scrostato dove abita Ume, amica della signora Adriana e sarta, e dove avranno modo di confrontarsi con una nuova realtà: il mondo dei condomini che animano quel cortile nel silenzio dell’immobilità, apparente, di oggetti e persone.
Tutto si svolge in breve tempo ma dall’ora di arrivo, ovvero nel primo pomeriggio, a quella in cui lasciano lo stabile, nella prima serata, molte cose sembrano cambiare, trasformarsi, e molte riflessioni affollare la mente di Mic, voce narrante dell’intera vicenda.
Quando Mic e la signora Adriana arrivano nel cortile manca Sam ma sembra mancare proprio “la vita” in quel luogo che ha l’aspetto desolato di uno stabile in disuso. All’arrivo di Sam però il cortile si è decisamente animato al punto che Mic fatica a riassumere tutto quanto è accaduto nel breve lasso di tempo intercorso. Vite intere passate, raccontate, abbozzate nei ricordi o nei rimpianti… discorsi che evocano luoghi lontani, tempi andati, amori sfuggiti, affetti perduti. Il tutto condensato in quell’angusto spazio che alla fine del libro ha mostrato la bellezza accennata da Mic all’inizio del testo in un vortice di sensazioni ed emozioni, narrate attraverso le storie dei protagonisti, che permettono anche al lettore di vedere oltre i muri scrostati, le macchie di ruggine o di umidità, le panchine malandate, le bici ammassate, le dimensioni ridotte.
Un luogo che diventa la ruota panoramica di un luna park, da cui si può ammirare il mondo da tante angolazioni, notando ad ogni nuovo giro qualcosa che prima era sfuggito. Perché è proprio vero che «quello che non si vede non è meno importante di quello che è in piena luce». E se da una parte il cortile dello stabile dall’intonaco scrostato diventa una vera e propria finestra su un intero mondo, dall’altra appare il chiaro riflesso del mondo, quello vero. 


Con il lato A del secondo movimento de La vertigine del caso la Chizzini sembra aver fatto un notevole passo avanti nel suo progetto editoriale che appare, in questa occasione, molto più lineare ma al tempo stesso molto più interessante per il lettore il quale ne resta affascinato fin dalle prime battute forse proprio per il merito che va riconosciuto all’autrice di esser riuscita a narrare il mondominio nascosto dietro i muri scrostati degli stabili di quella che forse è davvero la Milano migliore, senza dubbio quella più genuina.
L’interesse sempre crescente del lettore di Questo nostro mondominio non può certo imputarsi a una semplice «vertigine del caso», come la definirebbe l’autrice, ovvero una coincidenza, piuttosto al fatto che il progetto acquisisce sempre maggiore forma non solo nella mente di Vanessa Chizzini. E se il cortile pagina dopo pagina diventa qualcosa in più di «una macchia di cemento senza un angolo di verde», La vertigine del caso appare al lettore più di un semplice stravedimento dell’autrice, diventando uno strumento che le persone, non solo i protagonisti, possono usare «per rientrare in contatto con se stessi».
Questo nostro mondominio risulta quindi una lettura gradevole, una piacevole riscoperta dello stile dell’autrice già incontrato ne L’eleganza matta e in Vertigini e stravedimenti ma, soprattutto, diventa una aspettativa maggiore rivolta al progetto editoriale di Vanessa Chizzini nel suo complesso


Vanessa Chizzini: Nata a Udine, una laurea al Dams di Bologna, un lavoro in campo editoriale a Milano e una casa editrice specializzata in cinema e teatro. Autrice di testi teatrali, di romanzi e titolare di un brevetto per invenzione industriale ispirato alle cabine spalma-crema del progetto editoriale “La vertigine del caso”.

giovedì 21 settembre 2017

La Ladra di Libri legge La vertigine del caso

Qui è quando, nel corso della serata allo Spazio Ligera a sostegno del Covo della Ladra, la libreria che sta per nascere in via Padova a Milano, la Ladra di Libri in persona, al secolo Mariana Marenghi, sale sul palco per leggere ai convenuti qualche riga da La vertigine del caso...



mercoledì 20 settembre 2017

Estati che vanno, estati che restano


L’estate è ormai agli sgoccioli ma le cabine spalma-crema, per fortuna, non hanno stagione. Le estati letterarie sono così, non finiscono mai, e quelle de La vertigine del caso non fanno eccezione.
L’illustrazione di Guendalina Ravazzoni ci aiuterà nei mesi a venire a ricordare che c’è sempre un altrove, e che questo altrove è prima di tutto dentro di noi e nell’arte. E che l’arte serve a riempire il mondo e le nostre teste di possibilità da esplorare, e a esortarci a non fermarci né ad accontentarci. Perché «lo stravedimento è un passo dell’andare / quando vediamo le montagne dentro il mare» e le paure sono «dissolte in due respiri / nell’aria tersa dei desideri», come canta Alessandro Arbuzzi in Stravedimento, il cui testo è contenuto nel libro e che si può ascoltare qui:
 

Un saluto alle estati che vanno, e un nuovo benvenuto a quelle che restano.
 
La vertigine del caso è un progetto letterario composto da diversi movimenti. Il primo movimento è costituito da L’eleganza matta (dove fanno la loro comparsa le cabine spalma-crema ritratte nell’illustrazione di Guendalina Ravazzoni) e da Vertigini e stravedimenti (al cui interno è contenuto il testo della canzone musicata e cantata da Alessandro Arbuzzi). È disponibile in edizione cartacea, mentre i due racconti sono disponibili separatamente in ebook sui principali store online.
Questo nostro mondominio è il lato A del secondo movimento ed è a sua volta disponibile in ebook.

La vertigine del caso • Primo movimento (edizione cartacea): www.amazon.it/dp/8892598767
L’eleganza matta (ebook): www.amazon.it/dp/B00DJFZ58U (e sui principali store online)
Vertigini e stravedimenti (ebook): www.amazon.it/dp/B00PTX5QY8 (e sui principali store online)
Questo nostro mondominio (ebook): www.amazon.it/dp/B071YT647L (e sui principali store online)
https://vanessachizzini.blogspot.it

giovedì 7 settembre 2017

Questo nostro mondominio (La vertigine del caso) su I Bookanieri

“Questo nostro mondominio” è un «palazzo che racchiude così tanti individui, così diversi l’uno dall’altro, eppure in questa diversità si viene a creare un equilibrio pazzesco da cui è impossibile non venire coinvolti». I Bookanieri spendono belle parole nell'ultima recensione dedicata ai testi che compongono “La vertigine del caso”, concludendo con un'esortazione: «Lo stile diretto ed essenziale hanno reso molto godibile, leggero e divertente questo libro che consiglio assolutamente, acquistatelo e leggetelo immediatamente». Come sottrarsi? 😉
Qui di seguito l'articolo completo con il link.

Questo nostro mondominio di Vanessa Chizzini

Essere e cercare sé stessi oltre sé stessi…
Sono stata felicissima di conoscere questo libro perché mi ha divertita tantissimo e ringrazio particolarmente Vanessa Chizzini per averci offerto l’opportunità di leggere le sue opere.

Cover Questo nostro mondominio 800x600 

Il libro, terzo del progetto La vertigine del caso, parla di ciò che accade in un UNICO pomeriggio all’interno di un palazzo “dalle ringhiere incrostate” della periferia di Milano. Veniamo a conoscenza di tanti personaggi “tipici”, ognuno col suo soprannome e i propri pregi e difetti. Ho amato moltissimo il quadro che l’autrice è riuscita a delineare di ognuno, credo che sia un ottimo punto di forza dell’opera.
Conosciamo l’ex-custode del palazzo, Mario, un uomo cocciuto ma di buon cuore, Egidio, la cui “laboranza” nel mondo delle scarpe lo rende un esperto del mestiere, Ume, la simpatica sarta, Loriana detta anche “Quale Allegria” o più semplicemente Loria, guidatrice di taxi ma cantante jazz nel profondo, Marianna o “Senz’Anna”, una ragazza che non combacia con gli stereotipi di femminilità odierni e con una spiccata vena creativa, la “regina del teatro”, nota celebrità del cinema e del teatro che per caso s’imbatte nel microcosmo dei personaggi sopra citati, la Signora Adriana, Mic e Sam che sono i protagonisti di questi tre libri, e infine i “cugini damerini” di cui non vi dirò nulla per ovvi motivi che starà a voi scoprire.
Ho troppo apprezzato la storia che si cela dietro ogni personaggio e soprattutto l’atmosfera di questo palazzo che racchiude così tanti individui, così diversi l’uno dall’altro, eppure in questa diversità si viene a creare un equilibrio pazzesco da cui è impossibile non venire coinvolti.
Chissà quante cose capisce lei delle persone lavorando sulle loro scarpe» gli dico mentre lui passa la carta vetrata sulla mia suola scollata.
Chissà quante storie legge nel modo in cui sono consumate, chi cammina con il cuore pesante, chi procede in punta di piedi, chi sbanda perennemente in affanno. Chissà quante cose le raccontano, forse qualcosa che ha a che fare con i destini di tutti noi.
Colpisce molto il fatto che dietro ogni personaggio o situazione si possa leggere anche un significato più profondo dell’intera vicenda e questo lo si percepisce soprattutto alla fine del libro, attraverso le parole di Ume ad esempio o anche quelle di Mic. Quest’ultima ha una spiccata sensibilità nel saper leggere il mondo non per come appare ma per ciò che racchiude in sé, dimostrando talvolta una stranezza che l’allontana dal modo di fare più pragmatico di Sam.
«Queste case sono dei mondi» ribadisce Ume. «Tutto un mondo in una stanza.»
«Un mondominio» osserva Sam. «Più che un condominio, questo è un mondominio.»
Lo stile diretto ed essenziale hanno reso molto godibile, leggero e divertente questo libro che consiglio assolutamente, acquistatelo e leggetelo immediatamente perché è un’opera validissima che fa capire a chiare lettere la passione e l’impegno costante di quest’autrice in ciò che fa!

Vanessa Chizzini lavora da sempre nel mondo dell’editoria, ha fondato una propria casa editrice che si occupava di cinema e teatro (principecostante.it) e ora collabora stabilmente presso la Mondadori. I suoi interessi vanno anche verso altre direzioni: dal suo progetto letterario sono nati una canzone “Stravedimento” – il cui testo è presente nel libro “Vertigine e stravedimenti” (https://www.youtube.com/watch?v=BMhR_0Erdn4)- e un brevetto per invenzione industriale di una “cabina di fotoprotezione con spazzole spalmanti” che richiama la cabina spalma-crema dei suoi libri.
Irene Cambriglia